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Lodi e il Lodigiano, ed è già campagna

In un reticolo di acque, il paese dei colori, dei mille campanili, delle abbazie e delle basilice, dei castelli e delle rocche. E dei sapori pieni

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Località di partenza: Regione Lombardia, Provincia di Lodi
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Localit� toccate: Lodi
Autore: Testi di Giovanni Garavaglia e Cristina Boeri - Foto di Enrico Bottino
Tipologia itinerario: in auto
Fondo stradale: Strada asfaltata
Descrizione:

La giovane, ma blasonata da secoli, provincia di Lodi, comincia alle porte di Milano. Chi lascia la metropoli e prende per Piacenza ci si trova in men che non si dica, ma il più delle volte non fa neppure in tempo a rendersene conto perché imbocca l?Autosole, attrazione fatale, e si avventa a tutta velocità sul nastro d?asfalto. Nella migliore delle ipotesi, riesce a lanciare qualche fugace occhiata a destra e a sinistra. Tutto scorre rapido come in un film: pianura, aerei a bassissima quota, le luci lampeggianti, in decollo da Linate o in fase d?atterraggio, campagne, tralicci, campanili, cascine sparse. Una pausa sullo spaccato del mondo rurale "di una volta" serve per capirlo nella sua configurazione attuale. Anzitutto la cascina: l'ingresso, l'aia, i porticati e le corti, le scuderie, la stalla delle bovine, il caseificio, la ghiacciaia, il mulino e il negozio, la parte padronale, le abitazioni dei salariati. E poi i mestieri, il fattore, il casaro, il capo stalla, il capo cavallante, il camparo, il caporale, il mungitore, il cavallante e il bifolco, il porcaro, lo "strapason" (il tuttofare), il falegname, il sellaio, il fabbro ferraio, il "maggiordomo", il giardiniere, l'avventizio, il "seghisin" (il tagliatore), il mugnaio, lo stagnino, lo spazzacamino, la mondina. Una gerarchia rigida con compiti e competenze precisi perché il sistema "cascina" era appunto sistema, compiuto, autonomo, bastante a se stesso.
Ambiente, natura e storia
La campagna è dunque il tratto saliente del Lodigiano. Per leggere questa terra nulla di meglio che partire dai parchi: il Parco Adda Sud, area regionale protetta di 230 kmq., lodigiano e cremonese a un tempo, sede di magnifici boschi e ampie paludi; la riserva naturale delle Monticchie (Codogno/ Fombio/ Somaglia) vicina all'omonima cascina con mulino; il Parco Ittico Paradiso (Zelo Buon Persico loc. Villa Pompeiana) che consente, seguendo un percorso segnato, di ammirare tutte le specie di pesci viventi nell'Adda; la Tenuta del Boscone (Camairago / Pizzighettone) di 300 ettari; Un caleidoscopio di fiumi, acque "ferme" dette "morte", stagni, boschi e boschetti, radure. Abbondantissima la fauna che comprende rare specie, qualcuna anche minacciata di estinzione. La vegetazione è rigogliosa. Questi cenni bastano per lasciar intendere che ci troviamo in un luogo ideale ove trascorrere il tempo libero. In bicicletta possono essere percorsi con soddisfazione e senza spasmodica fatica molti itinerari.
Alcune città e alcuni paesi vanno senz'altro visitati: Lodi, Casalpusterlengo, Codogno, Lodi Vecchio, San Colombano al Lambro, Sant'Angelo Lodigiano. E' bene non pretendere di parcheggiare nei centri storici anche perché si tratta di nuclei raggiungibili in breve da punti un po' periferici e che si girano agevolmente a piedi. Anzi è proprio camminando che si apprezzano nella loro intimità antica di borghi medievali e altomedievali. Lodi, collocata sulla riva destra dell'Adda, nasce dopo la distruzione della romana Laus Pompeia per volere del Barbarossa (1158). Insigni monumenti sono il Duomo e il Santuario dell'Incoranata che ospita, tra l'altro, 4 tavole del Bergognone. A Lodi Vecchio (Laus Pompeia), oppidum celtico fondato nel V sec. a.C. e che fu municipio romano, è importante la basilica di San Bassiano risalente al IV sec. San Bassiano è patrono di Lodi. Ville e palazzi, dimore della nobiltà e dei grandi proprietari terrieri del Lodigiano si affiancano ai castelli, sorti come strutture militari in posizioni strategiche. Ricordiamo l'imponente castello di S. Angelo Lodigiano (e il suo Museo del Pane e di Storia dell'agricoltura), l'elegante Palazzo Rho in forme tardo gotiche a Borghetto L., il castello Borromeo a Camairago. Altri castelli a Castiglione d'Adda, a Fombio, a Maleo, a S.Colombano e a Somaglia. Da ricordare anche la longobarda Rocca di Maccastorna e la Villa Litta ad Orio Litta. Numerose chiese e santuari sono sicuro sintomo della profonda religiosità del luogo e costellano il territorio. Anzitutto la già menzionata S. Bassiano, la tardo romanica Abbazia dei SS. Pietro e Paolo costruita dai monaci cistercensi ad Abbadia Cerreto, S. Biagio a Codogno, il settecentesco Santuario della Madonna di Caravaggio, l'Abbazia Olivetana, in stile gotico lombardo, a Villanova del Sillaro, l'Abbazia dei Gerolomini a Ospedaletto Lodigiano, la barocca chiesa di S. Biagio a Corno Giovine, il Santuario della Madonna della Fontana a Camairago e quello dedicato alla Madonna dei Cappuccini in Casalpusterlengo.
A tavola, genuinità e semplicità contadine
La cucina non può che rispecchiare il contesto. Con una particolarità da non sottovalutare. Infatti, mentre solitamente l'origine dei piatti va ricercata presso le tavole dei signori, qui si fa eccezione: essa riposa sulla genuinità e semplicità contadine. Le ricette, spesso tramandate oralmente, hanno come riferimenti il mais, il latte, la carne di maiale, i dolci di casa. E poi il medievale Pannerone, aromatico formaggio a pasta morbida, prodotto da latte intero e crudo, quindi il Grana Lodigiano, raro ma in fase di rilancio, variante del Grana padano di cui i Lodigiani rivendicano la paternità giacché il suo antenato, il "Granone", può dirsi il capostipite di tutti i Grana. Coi fiumi di latte che scorrono c'è posto, oltre che per l'ottimo burro, anche per la crescenza biologica, formaggio fresco, morbido e gustoso che ha inaugurato i "Sentieri bio del latte". Un cenno a parte merita la raspadura. Lamellando, con apposita e flessibile lama, il cuore di una forma di Grana Padano giovane, tagliata a metà, si ricavano sottilissime sfoglie la cui fragranza allieta il momento dell'antipasto. Seguono alcuni piatti: il risott rugnus (base riso, magari il pregiatissimo Carnaroli lodigiano) con pasta di salsiccia, le rane fritte, la frittata con le urtis (punte di sottilissimi asparagi che crescono spontaneamente lungo le rogge), gli uselin de scapada (bocconcini di pancetta, fegato e lombo), la polenta gialla accompagnata dalla luganega (salsiccia), dallo stracotto, dai fegatini. In un'area così vocata all'agricoltura, non mancano certo animali di bassa corte e dunque sulle tavole il pollame, né gli affettati, tra cui il campagnolo salame nostrano lodigiano, l'aromatico lardo venato, il prosciutto (chiamato Giambon) cotto, il salame cotto, la salsiccia dal fine impasto, gli squisiti "cacciatori". Un prodotto originale è il Balseto Laudense, condimento ottenuto dal connubio tra aceto e mosto di uve trebbiane, di origine Certosina. Per finire, la Torta di Lodi o Tortionata, a base di mandorle, della famiglia delle "Sbrisolone". I vini della zona provengono dal colle di San Colombano.
Da uve croatina, barbera e uva rara - tutti antichi vitigni - sapientemente miscelate, si ottiene un vino, chiamato, manco a dirlo, S. Colombano, vigoroso, ben strutturato dal colore rosso rubino, limpido, che sprigiona un profumo intenso con sentori di mora, marasca e mandorla.
Chiudiamo con un suggello che appartiene al genere "cose belle". E' la "ceramica vecchia di Lodi", prodotti di un artigianato che conobbe il massimo splendore nel Settecento e nella prima metà dell'Ottocento e che oggi perpetuano il segno del passato consegnandoci oggetti di gran pregio, "roba da intenditori", di cui circondarsi.

 

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