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Ciociaria Archeologica

Una Ciociaria fatta di tracce storiche. Romani Volsci, Ernici, Equi, Sanniti plasmarono questa terra nei secoli. Oggi, i reperti raccolti al Museo di Castro nei Volsci, al Museo Archeologico di Frosinone e a quello di Cassino, ne sono tangibile testimonianza.

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Località di partenza: Regione Lazio, Provincia di Frosinone, Castro Dei Volsci
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Localit� toccate: Castro nei Volsci
Autore: Testo di Davide Battaglia - Foto di Paolo Marini
Tipologia itinerario: in auto
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Uffici informazioni: Arce Parco archeologico di fregellae Via civita farnese, 6 Isoletta di arce Tel.0776.529290 Cassino Cassino war memorial (museo storico della Guerra) superstrada cassino formia, km 2 0776.302666 cell. 347.5803401 Museo archeologico nazionale Via montecassino, km 0,800 Tel. 0776.301168 Castro dei volsci Museo civico archeologico di Castro dei volsci via a. Carnevale, 24 Tel. 0775.686829 Ceccano Raccolta archeologica chiesa s. Giovanni Battista p.za vecchia Tel.0775.600207 Ceprano Museo archeologico di fregellae C.so della repubblica, pal. Comunale Tel. 0775.91741 / 9174237 Ferentino Museo civico archeologico P.zle del collegio m. Filetico Tel. 0775.245775 - 0775.248224 (c/o comune) Frosinone Museo archeologico comunale Via xx settembre, 32 Tel. 0775.212314 Pofi Museo preistorico Via san giorgio Tel. 0775.380380 Pontecorvo Museo civico archeologico loc. Monte Leuci Per informazioni rivolgersi alla biblioteca Via xxiv maggio Tel. 0776.743732 / 7621218 Veroli Raccolta archeologica della biblioteca Giovardiana Largo Cesare Baronio, 1 Tel. 0775.238254
Descrizione: Una presenza fatta soprattutto di romani e, prima ancora, di Volsci, Ernici, Equi, Sanniti; una presenza tangibile di gesta, cocci, reperti, conquiste e imponenti costruzioni. Ma le orme epiche che premono sulla crosta della Ciociaria partono da molto lontano: impronte che ci riconducono direttamente verso uno dei primi tasselli della scala evolutiva del genere “Homo”: il teschio frantumato di “Argil”, l’uomo di Ceprano. Il suo ritrovamento, avvenuto nel tratto della Valle del Sacco compresa tra Pofi e Ceprano, ha permesso di spostare le lancette del popolamento della nostra penisola molto più indietro nel tempo di quanto fino ad oggi si pensasse. Le conoscenze del quadro geostratigrafico e paleontologico del Lazio meridionale indicano, infatti, un’antichità di circa 800 mila anni per questo cranio simbolo di una remota e sconosciuta umanità che, forse per prima, calpestò i suoli europei. Questo importante indizio millenario è conservato all’interno del “Museo Preistorico di Pofi”, un contenitore che, oltre a rappresentare una sintetica illustrazione dei problemi dell’origine dell’uomo in Africa, del popolamento in Asia e nel Medio Oriente e quindi del suo arrivo in Europa, ospita anche interessanti manufatti in pietra, faune e fossili di epoca preistorica. Sempre a testimoniare l’importanza strategica della Valle del Sacco eccoci al “Museo di Castro dei Volsci”: materiali votivi, tra cui particolarissime figurine in lamina di bronzo ritagliata raffiguranti donne e uomini offerenti, si alternano a fischietti in ceramica utilizzati per il richiamo del bestiame. Nell’area archeologica sono visibili, ancora perfettamente conservati, i pavimenti in mosaico e in marmo colorato di grande bellezza e notevole valore artistico. I marmi pregiati venivano importati e arrivavano alla grandiosa Villa, detta del Casale, risalendo il Sacco che scorre proprio a pochi metri dall’abitazione. La Villa, nucleo centrale del complesso archeologico e museale, è anche la testimonianza più diretta della presenza di opulenti inquilini che abitarono, nel corso degli anni, tra le stanze di questa costruzione eretta lungo il corso dell’adiacente Via Latina. In un piccolo e grazioso palazzo situato in pieno centro storico, è situato invece l’importante “Museo Archeologico Comunale di Frosinone”, uno scrigno pensato per documentare la lunga e complessa stratificazione storica dell’area: dalle prime frequentazioni umane fino agli insediamenti stabili, dall’occupazione volsca fino alla romanizzazione e al periodo imperiale, passando attraverso la preistoria e l’età arcaica; composite presenze che rivivono nella bellezza del vasellame ceramico, nelle sculture ed epigrafi e nel materiale in pietra e in terracotta. Di particolare interesse l’opera di recupero e valorizzazione dei resti di interesse archeologico e storico-artistico presenti nell’area circostante: l’Anfiteatro, il Ponte della Fontana, il Campanile di S. Maria e la Tomba di S. Angelo. Altre importanti reperti lasciati in eredità dalle antiche popolazioni volsce e romane, sono ospitati all’interno del “Museo archeologico di Cassino”. Nella prima sala sono conservate le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo nella zona; i reperti sono databili dal Paleolitico all’Età del Ferro. Nella seconda sala troviamo reperti provenienti dall’anfiteatro e dalla cosiddetta tomba della “Gens Ummidia”. Sono qui collocati, accanto a rari reperti, anche pannelli illustrativi dei due insigni monumenti. C’è poi una sezione del museo dedicata quasi esclusivamente al teatro e all’esposizione di alcuni reperti rinvenuti nell’agro cassinate. Nel giardino antistante il museo è esposta una ricca raccolta di frammenti architettonici, per lo più pertinenti a sepolcri. Dopo una lotta strenua con gli invasori romani e dopo un’accanita resistenza, gli Ernici ferentinati si sottomisero al nemico, che li vinse solo con la forza della sua legge superiore. Oggi, tra le imponenti mura poligonali che cingono d’assedio la città di Ferentino, una tra le più antiche diocesi del Latium adiectum, si erge il suggestivo “Mercato Romano” databile tra il II e il I secolo a.C., quale testimonianza tangibile della dominazione romana. Terminate le guerre, un lungo periodo di pace si schiuse per la cittadina; l’aria salubre, il clima mite, l’ospitale gentilezza degli abitanti richiamarono villeggianti dalla vicina Roma, congestionata dagli affari pubblici e dal chiasso delle affollate piazze e vie. Così, oggi, sono diversi i reperti che fanno luce su questa benefica ed epicurea parentesi storica. Ecco allora i toccanti resti del maestoso Teatro romano, capace di ospitare fino a 3500 persone, e i resti di imponenti edifici termali in parte inclusi sotto la Chiesa di Santa Lucia. Interessante anche il monumento funerario del censore romano Aulo Quintilio Prisco, un antico mausoleo che riporta incise le volontà di questo strano e generoso personaggio romano, capace di elargire denaro e cibo nel giorno del suo compleanno. In località “Cona del Popolo”, tra Supino e Morolo, si trovano i resti di una villa romana del I secolo d.C. venuti alla luce nel corso di recenti scavi archeologici, presentano numerosi ambienti, con pavimenti in marmo e straordinari mosaici raffiguranti animali marini e divinità come Nettuno. Anche questo complesso archeologico rappresenta la testimonianza evidente che, questa zona immersa nel verde, alle falde dei monti Lepini, fin dall’epoca romana, veniva apprezzata e abitata soprattutto dalle famiglie benestanti. Terminiamo la nostra visita tra i meravigliosi scavi di Fregellae in località Isoletta, in una zona compresa tra Arce e Ceprano. Nell’area archeologica rivive il mito di Fregellae, l’antica e gloriosa città fondata dai Romani sulla riva sinistra del fiume Liri, nel 328 a.C., e battezzata con lo stesso nome del centro abitato dai Volsci, distrutto qualche anno prima per mano dei Sanniti. I reperti dell’area sono oggi raccolti nelle teche del Museo di Ceprano dove, tra le altre cose, è possibile ammirare importanti reperti provenienti dal sito del Santuario di Esculapio, un interessante pavimento delle terme fregellane e una bellissima serie di lastre fittili, decorate con maschere tragiche.

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