Una Ciociaria fatta di tracce storiche. Romani Volsci, Ernici, Equi, Sanniti plasmarono questa terra nei secoli. Oggi, i reperti raccolti al Museo di Castro nei Volsci, al Museo Archeologico di Frosinone e a quello di Cassino, ne sono tangibile testimonianza.
Altre immagini
Località di partenza:
Regione Lazio, Provincia di Frosinone, Castro Dei Volsci
Arce
Parco archeologico di fregellae
Via civita farnese, 6
Isoletta di arce
Tel.0776.529290
Cassino
Cassino war memorial (museo storico della
Guerra) superstrada cassino formia, km 2
0776.302666 cell. 347.5803401
Museo archeologico nazionale
Via montecassino, km 0,800
Tel. 0776.301168
Castro dei volsci
Museo civico archeologico di
Castro dei volsci via a. Carnevale, 24
Tel. 0775.686829
Ceccano
Raccolta archeologica chiesa s. Giovanni
Battista p.za vecchia
Tel.0775.600207
Ceprano
Museo archeologico di fregellae
C.so della repubblica, pal. Comunale
Tel. 0775.91741 / 9174237
Ferentino
Museo civico archeologico
P.zle del collegio m. Filetico
Tel. 0775.245775 - 0775.248224 (c/o comune)
Frosinone
Museo archeologico comunale
Via xx settembre, 32
Tel. 0775.212314
Pofi
Museo preistorico
Via san giorgio
Tel. 0775.380380
Pontecorvo
Museo civico archeologico loc. Monte Leuci
Per informazioni rivolgersi alla biblioteca
Via xxiv maggio
Tel. 0776.743732 / 7621218
Veroli
Raccolta archeologica della biblioteca Giovardiana
Largo Cesare Baronio, 1
Tel. 0775.238254
Descrizione:
Una presenza fatta soprattutto di romani e, prima ancora, di Volsci,
Ernici, Equi, Sanniti; una presenza tangibile di gesta, cocci, reperti,
conquiste e imponenti costruzioni. Ma le orme epiche che premono sulla
crosta della Ciociaria partono da molto lontano: impronte che ci
riconducono direttamente verso uno dei primi tasselli della scala
evolutiva del genere “Homo”: il teschio frantumato di “Argil”, l’uomo
di Ceprano. Il suo ritrovamento, avvenuto nel tratto della Valle del
Sacco compresa tra Pofi e Ceprano, ha permesso di spostare le lancette
del popolamento della nostra penisola molto più indietro nel tempo di
quanto fino ad oggi si pensasse.
Le conoscenze del quadro geostratigrafico e paleontologico del Lazio
meridionale indicano, infatti, un’antichità di circa 800 mila anni per
questo cranio simbolo di una remota e sconosciuta umanità che, forse
per prima, calpestò i suoli europei. Questo importante indizio
millenario è conservato all’interno del “Museo Preistorico di Pofi”, un
contenitore che, oltre a rappresentare una sintetica illustrazione dei
problemi dell’origine dell’uomo in Africa, del popolamento in Asia e
nel Medio Oriente e quindi del suo arrivo in Europa, ospita anche
interessanti manufatti in pietra, faune e fossili di epoca preistorica.
Sempre a testimoniare l’importanza strategica della Valle del Sacco
eccoci al “Museo di Castro dei Volsci”: materiali votivi, tra cui
particolarissime figurine in lamina di bronzo ritagliata raffiguranti
donne e uomini offerenti, si alternano a fischietti in ceramica
utilizzati per il richiamo del bestiame. Nell’area archeologica sono
visibili, ancora perfettamente conservati, i pavimenti in mosaico e in
marmo colorato di grande bellezza e notevole valore artistico. I marmi
pregiati venivano importati e arrivavano alla grandiosa Villa, detta
del Casale, risalendo il Sacco che scorre proprio a pochi metri
dall’abitazione. La Villa, nucleo centrale del complesso archeologico e
museale, è anche la testimonianza più diretta della presenza di
opulenti inquilini che abitarono, nel corso degli anni, tra le stanze
di questa costruzione eretta lungo il corso dell’adiacente Via Latina.
In un piccolo e grazioso palazzo situato in pieno centro storico, è
situato invece l’importante “Museo Archeologico Comunale di Frosinone”,
uno scrigno pensato per documentare la lunga e complessa
stratificazione storica dell’area: dalle prime frequentazioni umane
fino agli insediamenti stabili, dall’occupazione volsca fino alla
romanizzazione e al periodo imperiale, passando attraverso la
preistoria e l’età arcaica; composite presenze che rivivono nella
bellezza del vasellame ceramico, nelle sculture ed epigrafi e nel
materiale in pietra e in terracotta. Di particolare interesse l’opera
di recupero e valorizzazione dei resti di interesse archeologico e
storico-artistico presenti nell’area circostante: l’Anfiteatro, il
Ponte della Fontana, il Campanile di S. Maria e la Tomba di S. Angelo.
Altre importanti reperti lasciati in eredità dalle antiche popolazioni
volsce e romane, sono ospitati all’interno del “Museo archeologico di
Cassino”. Nella prima sala sono conservate le più antiche testimonianze
della presenza dell’uomo nella zona; i reperti sono databili dal
Paleolitico all’Età del Ferro. Nella seconda sala troviamo reperti
provenienti dall’anfiteatro e dalla cosiddetta tomba della “Gens
Ummidia”. Sono qui collocati, accanto a rari reperti, anche pannelli
illustrativi dei due insigni monumenti. C’è poi una sezione del museo
dedicata quasi esclusivamente al teatro e all’esposizione di alcuni
reperti rinvenuti nell’agro cassinate. Nel giardino antistante il museo
è esposta una ricca raccolta di frammenti architettonici, per lo più
pertinenti a sepolcri. Dopo una lotta strenua con gli invasori romani e
dopo un’accanita resistenza, gli Ernici ferentinati si sottomisero al
nemico, che li vinse solo con la forza della sua legge superiore. Oggi,
tra le imponenti mura poligonali che cingono d’assedio la città di
Ferentino, una tra le più antiche diocesi del Latium adiectum, si erge
il suggestivo “Mercato Romano” databile tra il II e il I secolo a.C.,
quale testimonianza tangibile della dominazione romana. Terminate le
guerre, un lungo periodo di pace si schiuse per la cittadina; l’aria
salubre, il clima mite, l’ospitale gentilezza degli abitanti
richiamarono villeggianti dalla vicina Roma, congestionata dagli affari
pubblici e dal chiasso delle affollate piazze e vie. Così, oggi, sono
diversi i reperti che fanno luce su questa benefica ed epicurea
parentesi storica. Ecco allora i toccanti resti del maestoso Teatro
romano, capace di ospitare fino a 3500 persone, e i resti di imponenti
edifici termali in parte inclusi sotto la Chiesa di Santa Lucia.
Interessante anche il monumento funerario del censore romano Aulo
Quintilio Prisco, un antico mausoleo che riporta incise le volontà di
questo strano e generoso personaggio romano, capace di elargire denaro
e cibo nel giorno del suo compleanno. In località “Cona del Popolo”,
tra Supino e Morolo, si trovano i resti di una villa romana del I
secolo d.C. venuti alla luce nel corso di recenti scavi archeologici,
presentano numerosi ambienti, con pavimenti in marmo e straordinari
mosaici raffiguranti animali marini e divinità come Nettuno. Anche
questo complesso archeologico rappresenta la testimonianza evidente
che, questa zona immersa nel verde, alle falde dei monti Lepini, fin
dall’epoca romana, veniva apprezzata e abitata soprattutto dalle
famiglie benestanti. Terminiamo la nostra visita tra i meravigliosi
scavi di Fregellae in località Isoletta, in una zona compresa tra Arce
e Ceprano. Nell’area archeologica rivive il mito di Fregellae, l’antica
e gloriosa città fondata dai Romani sulla riva sinistra del fiume Liri,
nel 328 a.C., e battezzata con lo stesso nome del centro abitato dai
Volsci, distrutto qualche anno prima per mano dei Sanniti. I reperti
dell’area sono oggi raccolti nelle teche del Museo di Ceprano dove, tra
le altre cose, è possibile ammirare importanti reperti provenienti dal
sito del Santuario di Esculapio, un interessante pavimento delle terme
fregellane e una bellissima serie di lastre fittili, decorate con
maschere tragiche.
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