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Versilia, incanto di forme

Appena dietro le spiagge affollate e alla moda, le Apuane, splendenti e misteriose, sono custodi di un mondo arcaico, fatto di silenzi e di marmo

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Descrizione:

Splendente è l'aggettivo abituale per le Alpi dove i ghiacci al tramonto riflettono la luce rosata degli ultimi raggi del sole; per le Apuane, invece, un frammento di Alpi che per un bizzarro scherzo della natura si sono ritrovate quasi affacciate al mare, è un fatto perlomeno insolito! Se non è neve quale magia le rende così luminose? Oggi è semplice dare una risposta scientifica: le Apuane sono enormi bancate di rocce carbonatiche (calcari e dolomie), originatesi in fondo al mare che, emerse per effetto di complessi sconvolgimenti geologici, si sono trasformate in marmi purissimi, proiettati verso il cielo fin quasi a 2000 m.! Ma le Apuane prima ancora che per i marmi, furono sfruttate per la varietà di minerali contenuti nelle loro rocce, che le resero importanti fin dalla preistoria. Gli Apuani-Liguri conoscevano le miniere di Cinabro nei pressi di Levigliani (qui sono state rinvenute necropoli risalenti al III e II secolo a.C.), le stesse ora dismesse, dove anche i Medici estrassero cinabro e mercurio. Alla nobile famiglia fiorentina si deve l'utilizzo delle cave di Ruosina e Gallena, dove si trovava argento, forse lo stesso che servì a Cellini per la sua splendida saliera! Salendo verso Levigliani, la strada offre scorci della valle del Serra, in cui giganteschi mezzi meccanici appaiono come minuscole formiche intente a spostare briciole di pane, ed invece staccano enormi blocchi di marmo. Là sono le cave di "Trambiserra" e della "Cappella", dove si trova il prezioso "statuario", il marmo compatto e bianchissimo che, come dice il nome stesso, serviva a produrre opere immortali (si dice forse anche la "Pietà"!). Lo sfruttamento delle risorse minerarie delle Apuane, già attuato nel Medioevo, raggiunse l'apice nel '500 con i Medici che portarono anche il ferro dell'Elba alle fucine situate nelle valli interne, per sfruttare i boschi di castagno e la forza idraulica dei torrenti. Ebbe così inizio lo sfruttamento dei pregiatissimi marmi con i quali impreziosire Firenze.
Michelangelo stava lavorando alla tomba di Papa Giulio II, quando fu invitato dal nuovo Papa a sospendere l'opera per procurarsi il marmo necessario a realizzare le colonne della facciata di S. Lorenzo a Firenze. Per il progetto occorreva il marmo "statuario" presente nei bellissimi banchi all'Altissimo. Michelangelo penò non poco tra il 1518 e il 1520 per esaudire i desideri delPontefice: arrivare all'Altissimo era impresa inattuabile, non c'erano strade, e il progetto fu abbandonato. Negli anni di permanenza a Seravezza realizzò il portico (ora scomparso) ed il Rosone detto "Occhio di Michelangelo" alla Cappella. Oggi, accanto alla Chiesa, un angelo scolpito nel marmo porta sulle ali le anime dei cavatori, monumento a tutti gli uomini ignoti che hanno pagato con la vita il duro lavoro dell'estrazione del marmo.

Appunti di viaggio
COME ARRIVARE
In auto: autostrada A12 Genova-Rosignano, uscita Versilia, e seguire le indicazioni per Seravezza (circa 5 Km).
In treno: linea ferroviaria Genova-Livorno, stazione Forte dei Marmi-Seravezza-Querceta.

INDIRIZZI E NUMERI UTILI
Parco Alpi Apuane: tel. 0584.757631
Pro Loco Seravezza - Centro documentazione e accoglienza visitatori
Parco Alpi Apuane: tel. 0584.757325/756144

INDIRIZZI ON LINE
www.parcapuane.it

Autore:

Testo di Patrizia Benini - Foto di Riccardo Bianchi

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