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Descrizione:
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Tra queste piccole valli, Racines, Ridanna e Giovo, frazioni di
un’unica realtà comunale, che si arrampicano a ventaglio sulle pendici
maestose delle Alpi Breonie, confine con il Tirolo austriaco, il tempo
pare essere rimasto immobile, “imprigionato” al ritmo delle stagioni,
dei loro profumi e colori. A qualche chilometro dalla barriera
autostradale di Vipiteno, vero e proprio centro nevralgico degli scambi
commerciali tra Italia e Nord Europa, l’atmosfera alpestre di Racines
avvolge, con i suoi tesori, chiunque si avventuri, anche
distrattamente, alla scoperta di questo angolo suggestivo di Alto
Adige. Un cocktail di ricchezze naturali, prima tra tutte un sottosuolo
carico di minerali, che fin dall’antichità ha attirato l’interesse
degli uomini e favorito gli insediamenti stabili, che nei secoli hanno
saputo mantenere uno straordinario rapporto con l’ambiente circostante,
impreziosendolo con architetture caratteristiche e veri e propri
monumenti artistici, come Castel Wolfsthurn, definito da molti esperti
tra le più belle costruzioni delle Alpi.
Gilfenklamm, l’orrido di Racines
Lasciato alle spalle Vipiteno, l’ultimo grande centro prima del confine
austriaco del Brennero, comincia il nostro itinerario alla scoperta di
questa incantevole vallata alpina, protetta come una gemma da una
corona imponente di bastioni di pietra e ghiaccio che superano i
tremila metri. A pochi chilometri dal casello autostradale incontriamo
l’abitato di Stanghe, che nasconde un vero e proprio capolavoro
naturalistico, realizzato nel corso di milioni di anni dalle acque del
Rio Racines. Più di un secolo fa, dopo molti anni di lavoro da parte di
appassionati del luogo, esperti minatori e provetti scalatori, nel 1898
veniva inaugurato, intitolandolo all’allora imperatore d’Austria
Francesco Giuseppe, un fantastico percorso sospeso a cavallo di uno dei
monumenti naturali più spettacolari del Sudtirolo: la forra
Gilfenlklamm. La gola è probabilmente l’unico orrido al mondo
interamente scavato dall’acqua in un gigantesco blocco litico di
purissimo marmo, solo a tratti interrotto da vene di mica ed altri
minerali. Nelle ore centrali della giornata, quando il sole riesce a
penetrare nell’abisso, colpita dai raggi di luce la pietra cristallina
si incendia con luccichii colorati che risaltano sul candore del marmo
e sulle pozze verde smeraldo formate dall’acqua nel suo precipitare
impetuoso, costretta a tratti in strozzature verticali larghe anche
meno di un metro, che creano suggestive cascate. Fin dalla loro
inaugurazione, le cascate di Stanghe divennero un’attrazione turistica
anche fuori dall’ambito locale, se, come raccontano le cronache locali,
“nell’anno 1900 la forra “Kaiser Franz Joseph Klamm” potè contare
migliaia di visitatori, che pagarono ognuno 50 centesimi!”. Oggi quello
stesso sentiero scavato nella roccia, migliorato e reso ancora più
spettacolare da scale, ponti sospesi sul vuoto e cunicoli, permette di
superare in poco meno di un’ora i 175 metri di dislivello che da
Stanghe si arrampicano nell’angusta gola verso il paese di Racines.
Tutt’intorno sono segnalati facili sentieri che immersi in una natura
rigogliosa e ancora in gran parte incontaminata valgono da soli un
viaggio fin qui!
Info: Associazione Turistica Racines,
Tel. 0472.760608;
e-mail: info@ratschings.org
Il castello Wolfsthurn
Imboccata la strada in direzione Ridanna, in breve si raggiunge la
frazione di Mareta, dominata dal “più bel castello barocco del Tirolo”:
Schloss Wolfsthurn. Il maniero dalle 365 finestre, splendido esempio di
architettura settecentesca, dal 1996 è sede del Museo Provinciale della
Caccia e Pesca, settore fondamentale della cultura e della tradizione
valligiana altoatesina. La mostra delle arti venatorie non segue
criteri legati alla storia naturale, evidenzia invece la componente
culturale legata a queste attività, elemento cardine negli usi e
costumi delle popolazioni locali. Una magnifica collezione di armi
antiche, imponenti trofei di caccia del XVI e XVII secolo e diorami
molto ben allestiti conducono i visitatori in un viaggio nel passato,
quando la caccia rappresentava ben più di un semplice hobby. Nel piano
interrato sono state allestite sale interattive, pensate soprattutto
per i più giovani, che giocando con le installazioni prendono
confidenza con le caratteristiche più rappresentative dei grandi
animali di queste foreste, dal lupo all’orso, dal cervo all’aquila. Al
secondo piano dell’ala visitabile del castello (una parte del
complesso, tuttora di proprietà dei baroni Von Sternbach, compresa la
cappella riccamente affrescata e caratterizzata da un grandioso altare
barocco, non è accessibile al pubblico), sono in esposizione alcuni
degli arredi originali, le effigi dei nobili che nei secoli si sono
succeduti alla guida del castello e delle loro consorti, bellissimi
arazzi dipinti a tempera raffiguranti per lo più scene di caccia, quasi
a dimostrare la “vocazione venatoria” dello splendido edificio. Durante
l’estate, il castello si trasforma in un palcoscenico d’eccezione,
ospitando nell’antico salone per i balli concerti di musica classica.
Wolfsthurn è visitabile dal 15 aprile al 15 novembre, con chiusura il
lunedì, dalle 9.30 alle 17.30 nei giorni feriali e dalle 13.00 alle
17.00 la domenica e i giorni festivi.
Info: 0472.758121
e-mail: jagdmuseum@provinz.bz.it
Santa Magdalena
Il sentimento religioso delle popolazioni valligiane ha caratterizzato
per lunghi secoli la vita sulle montagne e ancora oggi, nonostante la
“laicizzazione” della nostra realtà, è profondamente radicato nel cuore
e nei pensieri dei montanari. Nelle valli alpine è probabilmente
impossibile percorrere anche pochi chilometri senza incontrare una
cappella che svetta col suo campanile aguzzo sulla cima di una collina,
o un capitello adorno di fiori a lato della strada. I prati tra
Ridanna, Giovo e Racines non fanno eccezione a questa regola, e nel
verde smeraldo dei prati si stagliano rustici monumenti religiosi
sempre ben tenuti, testimonianza dell’attaccamento e della devozione
dei residenti alle loro tradizioni. Tra i molti segni della fede, la
chiesetta di Santa Magdalena, costruita dai minatori di Monteneve nel
1482, che si erge su una collina circondata da abeti e conifere, è
anche un autentico gioiello dell’arte tardogotica, impreziosita da un
pregevole altare a trittico, datato 1509, intagliato dal maestro di
Vipiteno Mattias Stöberl. È visitabile all’interno, per ammirare le
rappresentazioni della santa cui è dedicata, insieme a San Giorgio e
San Laurenzio, da maggio a ottobre tutti i lunedì dalle 16.00 alle
17.00, e nei mesi estivi anche il venerdì dalle 10.00 alle 11.00 e la
domenica dalle 16.00 alle 17.00.
Per gruppi organizzati è visitabile su richiesta contattando preventivamente l’Associazione Turistica Racines,
tel. 0472.760608;
e-mail: info@ratschings.org
Schneeeberg, il “tesoro” di Monteneve
Le miniere della val Ridanna rappresentano oggi, a livello europeo, uno
dei più ricchi, completi ed interessanti siti museali ricavati da
strutture paleoindustriali all’aperto, visitato da migliaia di persone
che, per qualche ora, vengono realmente trasportate in un’altra
dimensione: il lavoro nelle miniere di qualche secolo fa! Schneeberg fu
la più grande miniera di piombo e zinco dell’impero Asburgico, che nei
secoli passati si stendeva su gran parte dell’Europa centrorientale,
fornendo tra l’altro alle casse imperiali i minerali metallici per
coniare la moneta; attività ripresa dalla precedente consuetudine dei
Conti del Tirolo, anticamente proprietari di questo territorio, che fin
dal 1237 producevano moneta con “l’argentum bonum de Sneberch”. I
giacimenti minerari di Monteneve, a cavallo tra la val Ridanna e la val
Passiria, rimasti attivi fino al 1979, oltre alla longevità di quasi
otto secoli possono vantare molti record, tra cui quello di miniera più
alta d’Europa, poiché i bacini di estrazione si trovano tra i 2000 e
2500 metri di quota. L’insediamento di San Martino, un tempo abitato
tutto l’anno dai minatori, si trova a 2354 metri e d’inverno veniva
“sepolto” da muraglie di neve alte anche sette metri. Nonostante
questo, la durissima vita dei minatori, sia per il rischioso lavoro che
per le condizioni climatiche estreme, era migliore che in tanti altri
paesi del fondo valle; nello sperduto paesino di alta montagna c’era
infatti la scuola, una banda musicale, una filodrammatica e perfino un
tiro a segno! La miniera visse il suo periodo di massima fioritura nel
XVI° secolo, quando nelle viscere della montagna lavoravano circa mille
minatori, all’interno delle settanta gallerie che costituivano il
complesso estrattivo. I minatori dovettero ingegnarsi per il trasporto
del minerale a valle, lungo i ripidi versanti montuosi, dagli oltre
2000 metri di quota fino al centro di lavorazione di Masseria, 1400
metri, in cima alla val Ridanna, realizzando lunghissimi piani
inclinati e aree di frenatura che ancora oggi sono considerati veri
capolavori. A Masseria si trovava l’impianto di arricchimento, dove il
minerale veniva preparato per la fusione separandolo il più possibile
dalla pietra sterile, processo fisico-chimico che in queste miniere
venne sempre più perfezionato. Nel 1871 tecnici audaci costruirono
quello che forse è il più grande impianto di
trasporto del minerale a cielo aperto su rotaia, 27 chilometri da
Seemos a Vipiteno. Solo dal 1925 una teleferica sostituì questo
straordinario monumento dell’archeologia industriale, che ancora oggi è
sorprendentemente ben conservato e ospita un itinerario didattico.
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