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E’ il 26 novembre 1950. Dopo secoli di pacifica e gloriosa esistenza,
Milo si appresta ad affrontare l’esperienza più tragica della sua
storia: dai fianchi dell’Etna due bocche eruttive inghiottono ettari di
vigneto, frutteto e bosco, divorando palmenti, trazzere (mulattiere) e
casette rurali. Oggi, nonostante le successive devastanti eruzioni del
1971 e del 1979, Milo ha cominciato a ricandidarsi con autorità come
centro turistico legato alla cultura del vino e all’escursionismo di
qualità. La “Festa del Vino” richiama ogni anno migliaia di visitatori
e il Club Prometeo (il nome è un chiaro programma) “inventa” i più
incredibili programmi di escursioni guidate ai crateri dell’Etna e ai
tradizionalissimi palmenti (locali siti in cantina e destinati al
ricovero delle uve nell'attesa della pigiatura). Inoltre tutta la
campagna intorno a Milo, in gran parte coltivata a vigneti, consente
incantevoli passeggiate. Il paese, pur trovandosi in posizione
strategica fra il mare di Giardini Naxos e la neve di Piano Provenzana,
ha conservato il suo caratteristico aspetto, e gli echi della vicina
Catania vi giungono attutiti. Per approfondire la conoscenza di questo
territorio segnaliamo la “Guida alle Città del Vino di Sicilia”, della
Civin Editore. Il testo e le immagini vi accompagneranno alla
conoscenza dei siti più nascosti della Sicilia attraverso
un’angolazione assolutamente inedita: quella delle sue “Città del Vino”
e dei suoi preziosi territori vitati. Poiché siamo convinti che
l’altitudine dei vigneti di Milo, che in qualche caso vanno oltre i
1000 metri, preserva, grazie alla forte escursione termica, la maggior
parte dei profumi dei vini; e poiché i terreni ricchi di sali minerali
di origine effusiva ne arricchiscono il corpo e ne nobilitano la
struttura, non possiamo che lodare l’Etna Bianco Superiore, vino
limitato al comune di Milo, ottenuto almeno all’80 % da uve carricante,
un pregiato vitigno locale geneticamente mutato per adattarsi alle
condizioni di montagna. A Milo si producono anche Etna Rosso Doc - dai
classici vitigni di nerello mascalese e nerello mantellato - e normali
vini da tavola che si pongono al di fuori delle condizioni previste
dalla Doc ma che, come nel caso dello “Sciara” (che è poi il nome della
colata lavica), raggiungono vette qualitative altissime.
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