en de Spacer Home Spacer Riviste Spacer Viaggia l'Italia Spacer Elogio della lentezza Spacer L’acquedotto storico di Genova, da Cavassolo a Molassana

L’acquedotto storico di Genova, da Cavassolo a Molassana

Una piacevole passeggiata, facile e priva di dislivello, che comincia a Cavassolo, presso il ponte a tre livelli, alto più di 32 metri e lungo 95, che costituisce il prolungamento seicentesco dell’acquedotto storico di Genova.

Immagine principale

Descrizione:

Regione: Liguria

Provincia: Genova

Località di partenza: Cavassolo

Località di arrivo: Molassana

Tempo di percorrenza 2.30

Difficoltà T

Dislivello 60 metri a salire


Un pannello didattico, ubicato all’inizio della serie dei sei archi rampanti, mostra un quadro d’insieme del percorso fino a San Siro. Alla fine del ponte (sec. XVII) si oltrepassano dei mulini edificati nell’Ottocento per sopperire in parte ai danni arrecati ai contadini che si vedevano sottratta l’acqua destinata ai campi per incrementare la portata della condotta.

All’estremità del ponte, presso la seconda chiusa – da dove tracimava l’acqua in caso di “troppopieno” – una mulattiera s’inerpica al nucleo rurale abbandonato di Canale. L’acquedotto restaurato alterna resti dell’originale copertura in lastroni di pietra di Luserna con parti rifatte in cemento, a testimonianza del fatto che è tutt’ora utilizzato dall’AMGA per lavare le vasche di depurazione dove è convogliata l’acqua del Brugneto, il copioso bacino artificiale dell’alta Val Trebbia capace di rifornire d’acqua le case dei genovesi.

Superate le rovine dell’oratorio di S.Rocco, nei pressi di Prato bisogna prestare attenzione all’itinerario perché i lastroni in pietra di Luserna a copertura del canale si perdono nella zona dei Filtri. Qui, infatti, il condotto s’inoltra in una galleria sotterranea realizzata per evitare la frana causata dall’alluvione del 1822. Contornata la centrale di filtraggio dell’AMGA, dove viene depurata l’acqua del Brugneto, si abbandona il segnavia della FIE (quadrato rosso pieno) e si prende una diramazione sulla destra per S. Cosimo.

Camminando lungo l’asfalto per qualche centinaio di metri s’incontra un pannello didattico presso il quale si stacca a sinistra una creuza che scende a Prato, ma che si deve abbandonare dopo appena 10 metri per riprendere la traccia della condotta che porta a un cortile dove si apre la galleria della Rovinata. Intuendo a tratti il percorso, che prosegue sempre in piano, si attraversa via Trossarelli e si prosegue lungo via Gambonia.

In questo tratto l’acquedotto si sottrae alla luce del sole per immettersi nella galleria di Gambonia; non resta che percorrere via Aicardo, dal nome all’architetto che progettò il ponte a sette campate (anno 1623) che scavalcano il rio Torbido. Prima di transitare sul ponte canale si notano presso un pannello didattico due filtri che in passato consentivano ai dodici “Custodi di Campagna” - ad ognuno dei quali era assegnato una parte del tracciato che dalla città antica saliva alla Presa di Bargagli - di controllare la qualità dell’acqua e la sua portata, soggetta alla sottrazione abusiva da parte soprattutto dei contadini.

Anche qui come a Cavassolo l’impeto dell’acqua, proveniente dalla presa del rio Torbido, serviva ad azionare le pale di due mulini e ad alimentare una grossa fornace, recentemente restaurata, posta ai piedi del ponte.

Quello successivo, del rio Piaggetti (o Ciassetti) è più stretto per la minore portata del canale (anno1350); al termine del ponte una mulattiera sale all’abbazia romanica di San Siro, meritevole di una breve deviazione. Camminando sempre sui lastroni di pietra locale, l’acquedotto prosegue tra muretti a secco, alberi di ulivi e le case dell’antico borgo di S. Siro.

Una volta tagliata la statale che sale a Creto, si percorre la strada carrabile che lambisce il cimitero di S. Siro, supera il rio dei Consiglieri, fino a San Bazà, frazione di Struppa. In circa venti minuti si giunge all’Oratorio di San Giovanni Battista, presso il cimitero di Molassana, per poi scendere sul lungo Bisagno dove ormai si avverte l’impatto dei palazzi e del traffico veicolare.

Autore:

Enrico Bottino

Altre immagini

Risorse collegate

spacer
Verde Network non si assume alcuna responsabilità sui contenuti pubblicati dai visitatori del sito, il cui nome compare in calce al testo. Chi ha inserito i testi è responsabile in caso di errori e violazioni dei diritti d'autore.