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Il museo ladino di Fassa

Un museo per il terzo millennio

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Descrizione:

Andare sulle Dolomiti può essere l'occasione per scoprire più da vicino la storia e i costumi di un popolo, la gente ladina, gelosa della propria identità, ma pronta a rivelarla in tutti i suoi aspetti affascinanti. Gli studiosi hanno appurato che fin dall'età del Bronzo in Alta Badia erano presenti insediamenti abitativi. Chi fossero tuttavia i primi abitanti della zona non è ancora del tutto chiaro, anche se il ceppo originario era molto probabilmente celtico. L'origine della lingua ladina è data dalla fusione tra la lingua parlata dalle popolazioni autoctone con il latino imposto dalla conquista militare romana. Il ladino è una vera e propria lingua romanza, e non un dialetto, come spesso si crede. A seguito dell'isolamento geografico, il ladino si è conservato praticamente inalterato nei secoli, diversificandosi tuttavia nelle parlate specifiche delle singole valli: il ladino gardenese non è infatti quello fassano, né quello badiota. Esistono differenze linguistiche anche all'interno della stessa valle: in Bassa Badia, per esempio, si parla il "ladin", in Alta Valle il "badiot". Sfumature si colgono anche tra un paese e l'altro. La lingua non è l'unico tratto peculiare dei ladini, che hanno anche sviluppato un'antica e orgogliosa cultura agricolo-artigianale, rispettosa, per tradizione, dell'ambiente naturale. Lo strumento ideale per esplorare questo mondo è sicuramente il Museo Ladino di Fassa, a Vigo di Fassa (Trento).
Un "Museo sul territorio" a cui si legano i nomi di Ettore Sottsass, architetto di fama mondiale che ne ha curato il design e Milo Manara, che ha realizzato alcune tavole raffiguranti personaggi della mitologia silvana delle vallate. Di grande rilievo è anche l'apparato tecnologico: nell'atrio un "videowall" offre ai visitatori un primo inquadramento delle caratteristiche storiche, politiche e linguistiche dell'area ladine, mentre più avanti ben quindici postazioni multimediali presentano sessanta filmati monotematici su vita e costumi delle popolazioni ladine. I reperti esposti prendono avvio dalla preistoria, quando le tribù nomadi di cacciatori acquisirono maggiore stanzialità e iniziarono a coltivare la terra e ad allevare bestiame. La visita si conclude, al secondo piano, nella sala dedicata ai Tempi Moderni, perché il Museo non sia solo un'elegia a tradizioni che lentamente si stanno perdendo: l'invito è invece a riflettere sulle trasformazioni che le Dolomiti hanno subito nel corso degli ultimi decenni, scongiurando il pericolo di perdere la coscienza del diverso, e la memoria, preziosissima, della storia.

Museo Ladin De Fascia
Istituto Culturale Ladino
Via Chiesa, 6 loc. San Giovanni - 38039 Vigo di Fassa
Tel. 0462.764267
www.istladin.net

Autore:

A cura di Sara Dalessio Clementi

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