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Descrizione:
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L’immagine delle campagne che circondano Vercelli durante la primavera
inoltrata è di quelle che rimangono a lungo impresse nella memoria di
chi ha la fortuna di ammirarle. Le parole non rendono pienamente
giustizia allo spettacolo offerto dalle interminabili distese d’acqua
che riflettono lo scorrere veloce di multiformi nuvole, creando
particolari giochi di luci e di ombre. In estate poi, lo sguardo si
confonde all’orizzonte tra i cromatismi creati dal verde intenso del
riso acerbo miscelati a quelli tenui del cielo. In autunno i colori
mutano ancora e il riso, ormai maturo, avvolge col suo dorato calore,
ogni elemento del paesaggio. È inevitabile parlare di Vercelli e dei
suoi dintorni, iniziando dall’elemento che caratterizza maggiormente
questi luoghi; le prime notizie circa l’arrivo del riso a Vercelli
risalgono al 1400 e senza dubbio, si può asserire che fu un evento
cruciale nella storia vercellese, tale da modificare per sempre
l’assetto economico del territorio, la morfologia del paesaggio, ma
soprattutto la vita degli uomini. Vita di uomini – ed in particolare di
donne – magnificamente immortalata nel 1949 da Giuseppe De Santis nel
film Riso Amaro, manifesto neorealista del cinema nostrano.
Il film, interamente girato nei dintorni di Vercelli, rappresenta un
eccezionale documento storico per lo studio culturale e sociale della
zona, tanto che la stessa Provincia di Vercelli, in tempi recenti, ha
finanziato il restauro completo della pellicola.
Vercelli, oggi è soprattutto una città viva dal punto di vista
culturale, infatti tra i tanti eventi che si svolgono durante l’anno,
forse il più importante e prestigioso è il “Concorso Internazionale di
Musica” dedicato a Gian Battista Viotti, violinista e compositore nato
nel 1755 a Fontanetto Po, vicino a Vercelli e morto a Londra nel 1824,
dopo un’esistenza piuttosto travagliata. La manifestazione nacque nel
1950 per opera di un altro musicista vercellese, Joseph Robbone, e si
rivolge a tutti quei giovani artisti, italiani e non, che vogliono
avviarsi ad una carriera internazionale, basti ricordare che, in
passato, parteciparono alla rassegna talenti come quelli di Claudio
Abbado, Salvatore Accardo o Luciano Pavarotti, solo per citarne alcuni
conosciuti anche al grande pubblico.
Un altro evento particolarmente attrattivo è l’Antico Carnevale che,
capace di stimolare l’interesse di piemontesi e non, sta raccogliendo
consensi crescenti ogni anno. Vi partecipano imponenti carri allegorici
preparati con dovizia durante tutto l’anno da ogni rione della città e
rappresentanze di altri carnevali con gruppi provenienti da ogni
località italiana, ma anche dall’estero. Il momento saliente è
l’elezione del “Bicciolano” e della “Bela Majìn”, le maschere simbolo
della città.
Bicciolani, sono detti anche i biscotti tradizionali vercellesi,
preparati da sempre dalle pasticcerie locali secondo l’antica ricetta;
ad un classico impasto di pastafrolla, viene aggiunta una particolare
miscela di spezie, tra le quali spicca la cannella, capace di donare un
deciso e originale retrogusto. Una specialità da provare assolutamente,
per essere conquistati dalla sua finezza, difficilmente riscontrabile
al di fuori del territorio vercellese. Un’altra particolarità culinaria
della tradizione vercellese è la “panisa”, piatto completo di origini
contadine, a base di riso, fagioli e “salam d’la duja”, salame fresco
conservato sotto grasso.
Abbiamo sin qui parlato dell’economia e delle tradizioni di Vercelli,
indissolubilmente legate alla coltivazione e alla conseguente
produzione di riso che l’hanno resa capitale europea in questo
particolare settore. Ma Vercelli è anche e soprattutto una bellissima
città medioevale ricca di monumenti e di scorci suggestivi dove il
turista può appagare la sua sete di cultura. Iniziamo questa visita
virtuale da quello che può essere considerato a tutti gli effetti il
simbolo architettonico di Vercelli: la Basilica di Sant’Andrea,
costruita tra il 1219 e il 1227. Definire un capolavoro questa Chiesa è
riduttivo: si tratta infatti di una delle prime costruzioni in Italia a
presentare i tipici elementi dell’arte romanica armoniosamente
intrecciati a quelli dell’arte gotica. Questo connubio dà vita ad una
architettura slanciata, grazie al dinamico gioco di spinte e
controspinte e di archi acuti contrastanti cui gli influssi normanni e
provenzali attribuiscono una particolare eleganza. L’altro superbo
edificio religioso della città, il Duomo, venne costruito intorno al
1370 per volere di Sant’Eusebio, all’epoca Vescovo della città e del
Piemonte. Del progetto originale, rimane oggi solo il magnifico
campanile, ornato di archetti pensili, mentre quella che era una
straordinaria basilica paleocristiana, realizzata sul modello di San
Pietro in Roma, fu demolita nel 1570. Al piano terra dell’Arcivescovado
è ospitato il Museo del Tesoro del Duomo, un’incredibile e preziosa
raccolta che custodisce una delle più ricche collezioni esistenti di
documenti sacri, oggetti di culto, preziosi reliquiari (i più antichi
dei quali risalenti al VII secolo d.C.), urne di santi in argento ed
evangeliari. Uno degli oggetti più interessanti è il Crocifisso
Romanico risalente all’XI secolo. Questo vero e proprio gioiello in
legno, lavorato in lamina d’argento sbalzata in oro, misura più di tre
metri di altezza; la figura del Cristo si fa apprezzare per una cura
dei particolari davvero sorprendente per un’opera così antica: la
corona tempestata di pietre preziose e sormontata da una piccola croce,
la testa lavorata a tratti finissimi nei capelli e nella barba, le
mani, ma in particolare gli occhi smaltati caratterizzati da
un’espressività disarmante. Nella Biblioteca Capitolare del Duomo di
Vercelli si trova un voluminoso e importante codice membranaceo
contenente alcune Omelie e poesie in lingua anglosassone antica,
conosciuto con il nome di “Vercelli Book”. È ignoto come questo codice
sia finito a Vercelli, ma il suo valore è inestimabile, trattandosi di
una delle testimonianze più antiche in lingua inglese, riconosciuta a
livello mondiale. Oltre al Museo del Duomo, hanno sede in Vercelli,
altri due importanti spazi espositivi: il Museo Borgogna e il Museo
Leone. Il primo si trova nel cuore della città in uno splendido palazzo
ottocentesco, riccamente decorato, appartenuto alla famiglia Borgogna.
Per la qualità e la quantità delle opere esposte, in gran parte
provenienti dalla raccolta privata del collezionista e fondatore
Antonio Borgogna, è la seconda pinacoteca piemontese. Vi si possono
ammirare, quadri, sculture, stampe, disegni ed oggetti d’arte
decorativa; per quel che concerne la pittura, notevoli sono le opere
rinascimentali, soprattutto lombarde, venete e toscane, che spaziano da
Tiziano a Bernardino Luini, dal Francia al Sodoma, fino a toccare la
grande arte barocca italiana. Di grande interesse sono anche i dipinti
fiamminghi e olandesi dello stesso periodo e quelli di arte
contemporanea europea, che vanno dal romanticismo storico, con opere
tra gli altri di Ussi e Induno, alla scena in genere, con Chierici e
Favretto, e ancora all’orientalismo di Monti. Il Museo Leone, invece,
venne inaugurato nel 1910 e si sviluppa in due diversi edifici,
anch’essi di elevato pregio architettonico: la cinquecentesca Casa
Alciati e il Palazzo Langosco, messi in collegamento tra loro nel 1939.
Il museo ha carattere principalmente storico, raccogliendo importanti
reperti archeologici e opere di arte applicata, tra cui vanno
menzionate la sala romana, al cui interno è possibile osservare la
celebre stele celto-latina e tutta la documentazione sulla storia della
città di Vercelli. Proseguendo il nostro tour alla scoperta delle
bellezze della città, giungiamo in piazza Cavour, l’antico forum
romano. Salta subito agli occhi la torre dell’Angelo, costruzione
ottagonale risalente al XIV secolo, arricchita da decorazioni in stile
gotico, in epoca più recente, che domina la piazza, poi lo sguardo si
sposta sui portici sottostanti costruiti in epoche diverse, che
conferiscono all’insieme una sobria e armoniosa eleganza: i
“brentatori” risalenti al Trecento con soffitti lignei a cassettone, la
“lancetta” che introduce alle arcate con volta a crociera, la Casa
Tizzoni con i suoi portici quattrocenteschi decorati in cotto, quelli
più recenti e maestosi di Palazzo Vicario Sant’Agabio. Nel cuore
dell’antico ghetto ebraico, si trova invece la Sinagoga costruita sul
finire dell’Ottocento, seguendo antichi e precisi schemi
arabo-moreschi. Quello che colpisce maggiormente è il maestoso interno
a tre navate, rischiarato dai pittoreschi giochi di luce, creati dalle
numerose finestre con vetri colorati. Poco lontano dalla Sinagoga, si
giunge in piazza Palazzo Vecchio, chiamata anche piazza dei Pesci, dal
momento che nel passato ospitava il mercato ittico cittadino.
Recentemente è stata oggetto di un recupero urbanistico ed oggi mostra
tutta la bellezza della sua insolita forma trapezoidale con al centro
una fontana circolare; qui si trova anche l’Antico Broletto, precedente
sede del Comune di Vercelli, al cui interno si possono ancora ammirare
le particolari decorazioni barocche e la luminosa sala a cupola
dell’Arengo.
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