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Cimbri, minoranza linguistica senza frontiere

Una sfera etnica e linguistica di chiara radice germanica, che oltre ad essere sacrificata nel rispetto di legittimazioni territoriali non sue, corre il pericolo di un definitivo tracollo a causa dello spopolamento della montagna.

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Descrizione:

I Cimbri, considerati in Europa centrale i germanofoni del Sud, rappresentano un’isola linguistica priva di confini politici, frantumata dagli eventi della storia; una minoranza culturalmente omogenea che s’irradia sulle montagne del nord Italia tra le province di Verona, Vicenza e Trento.
I capostipiti di lingua tedesca, provenienti dalla Baviera e dal Tirolo settentrionale, popolarono dieci secoli fa queste terre, allora disabitate, a partire dall’area dei Sette Comuni Vicentini, per poi colonizzare gli altipiani trentini e, infine, la Lessinia, ultimo fronte alpino prima della pianura padana.
Non una razza trans-frontiera quindi, ma una vera e propria isola etnica in territorio nazionale; facile domandarsi, pertanto, quale sia l’origine del loro idioma.
L’analisi linguistica e studi storici più approfonditi testimoniano una probabile emigrazione dal Tirolo occidentale, intorno all’anno Mille. La genesi della più antica colonia cimbra, quella dell’altopiano settecomunigiano, è strettamente legata alle concessioni fatte dei vescovi di origine tedesca della Diocesi di Vicenza, ai coloni provenienti dalla valle del Lech. A distanza di 200 anni dal primo stanziamento, un piccolo gruppo si distaccò dai Sette Comuni per rendere coltivabile e produttivo il territorio dell’Altopiano di Folgaria, Luserna e Lavarone. La fondazione della terza colonia, quella dei Tredici Comuni, è riconducibile invece al 1287 per opera dei boscaioli “tzimberer” della vicina Baviera, ai quali si rivolse il vescovo di Verona, Bartolomeo della Scala, per disboscare i terreni montani della Lessinia. A quel periodo risale l’uso del termine cimbro, preso appunto dal tedesco medioevale “zimberer”, boscaiolo.
Una storia tradizionalmente travagliata, quella dei Cimbri, dalla caduta della Serenissima che garantiva loro l'indipendenza linguistica alla Prima Guerra Mondiale che vide i cimbri veneti sul fronte italiano, i cimbri trentini su quello austriaco.
Ad oggi purtroppo, di questa lingua, manca una vera tradizione letteraria che possa certificare le norme grammaticali e ortografiche; del resto le piccole comunità rurali dedite al taglio del legname e alla pastorizia, erano prive di un’adeguata istruzione e la maggioranza non sapeva né leggere né scrivere. Gli individui che si esprimono in cimbro sono tuttavia, già da tempo, una parte esigua all’interno della collettività (unica eccezione è Luserna), e la sopravvivenza di questa minoranza linguistica è legata alla concretizzazione di due importanti condizioni: il riconoscimento giuridico come gruppo etnico e la promozione economica.

Autore:

Testi di Enrico Bottino, foto di Michele dalla Palma e Archivio Consorzio Turistico Asiago 7 Comuni e Verona Tuttintorno.

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